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I Viaggi La Sannino, interiorizzatrice innegabile, filtratrice della realtà, abile nell’ assorbire paesaggi, comunicativa ed espressiva, trova infatti nella Cambogia qualcosa che cattura in maniera particolare il suo animo. Possibile l’interpretazione di un ritorno all’origine, al primordiale, un bisogno di purificazione, un nuovo modo di riiniziare. Nelle sue recenti tele proietta ciò che ha visto in questa terra: l’incontaminato avvolto dalla sua inconfondibile poesia. Una dimensione ancora più selvaggia della Sicilia che si sposa bene con il flusso vitale della pittrice, una terra selvaggia e allo stesso tempo magica. Tutti i dipinti si avvolgono di un’aurea segreta, occulta e la Sannino prova a scavare nell’impenetrabile con particolari richiami visivi, quali templi incantati invasi dalla natura. Forse non è un caso che il celeste e il rosa adoperati siano emblema dei due sessi e che il bianco, usato per la prima volta, sia emblema dell’incorrotto e dell’immacolato. Le sculture in pietra che vengono ad assurgere come parte centrale di alcune opere sembrano vivere sulla carta, nonostante amorfe, si staccano dal foglio, traggono vita dal colore e dal pennello, ci inquietano e agitano con la sornionità dei sorrisi. Qui i colori sono più compatti, la tecnica è caratterizzata da maggiore omogeneità e attenzione ai dettagli, ma la macchia, la sospensione e il non-finito rimangono nelle fronde degli alberi e nell’erba. Questi dipinti sono intrisi di filosofia, di rimandi, ma la loro spiegazione è nella nostra meditazione, a cui essi inesorabilmente inducono; è nel silenzio a cui ci costringono rendendoci un tutt ‘uno con la tela o con il foglio. Alessandra Provenza